Abro: usi medicinali in ambito ayurvedico

L’abro, conosciuto anche come Abrus precatorius, è una pianta ampiamente utilizzata nella medicina Ayurvedica per le sue molteplici virtù curative.
Con i suoi fiori colorati e i semi di colore rosso vivo, è impiegata nell’Ayurveda fin dai tempi antichi per le eccezionali proprietà medicinali.
Nell’antica medicina indiana, tutte le parti di questa pianta vengono utilizzate per alleviare vari disturbi, conferendole un posto di rilievo tra i rimedi ayurvedici.
Scopriamo la storia, le caratteristiche, i principi attivi e gli impieghi salutari di questa pianta nella tradizione medica indiana.

Origini e storia

L’uso dell’abro nell’Ayurveda ha origini antichissime. Compare già nei testi sanscriti dell’Atharvaveda risalenti a oltre 3000 anni fa. Nell’Ayurveda classica è citata come efficace rimedio per molte condizioni.
Anche nella medicina Siddha indiana l’abro è ampiamente descritto.
Oltre all’India, la pianta è conosciuta nelle medicine tradizionali di Cina, Brasile, Africa e altre regioni.

Descrizione botanica

L’abro è una pianta perenne rampicante che può raggiungere i 2-3 metri di altezza. Ha foglie alterne composte da 10-20 paia di foglioline oblunghe. I fiori, a grappoli ascellari, hanno petali di colore rosso, rosa o viola.
Il frutto è un baccello appiattito contenente semi rosso scuro, duri e lucidi. La pianta predilige climi tropicali e subtropicali, diffusa in tutto il subcontinente indiano fino a 500 m di altitudine.

Proprietà ayurvediche dell’abro

Nell’Ayurveda, l’abro è considerato leggermente rinfrescante, con qualità astringenti. Ha sapore amaro e pungente.
Calma i dosha Pitta e Kapha, mentre può aggravare Vata in quantità eccessive. E’ quindi utilizzato con precauzione nei soggetti di costituzione Vata.

Usi medicinali tradizionali dell’abro

Ecco alcuni degli impieghi terapeutici tradizionali dell’abro nell’Ayurveda:

  • Le foglie hanno proprietà antibatteriche e vengono utilizzate per ferite, piaghe, ulcerazioni della pelle.
  • I fiori sono impiegati come tonico cardiaco, contro tosse e raffreddore.
  • I semi, stimolanti e rinfrescanti, curano malattie della pelle come lebbra e psoriasi.
  • Le radici hanno azione espettorante, diuretica e sedativa.
  • I frutti immaturi vengono usati per dissenteria e infezioni intestinali.

Benefici per la salute

Numerosi studi confermano le proprietà curative dell’abro nelle seguenti condizioni:

  • Azione antisettica e antibatterica, efficace in caso di dissenteria, malaria, febbre tifoide.
  • Attività anti-infiammatoria, utile per artrite, dolori articolari e muscolari.
  • Effetto protettivo sul fegato, impiegato contro epatite virale ed epatotossicità.
  • Proprietà anticancerogene dimostrate contro vari tipi di tumori.

Modi d’uso e dosaggio

Nell’Ayurveda l’abro è utilizzato sotto forma di decotto acquoso o alcolico, estratto, polvere, pasta o succo. Le dosi e posologie variano secondo l’impiego e vanno stabilite da un esperto. Un consumo eccessivo può causare nausea e mal di testa.

Ricerche scientifiche

Studi confermano gli usi tradizionali come antisettico, antinfiammatorio, antidiabetico, epatoprotettivo, antitumorale. L’abrina, principio attivo dei semi, ha forti proprietà immunomodulanti e chemio-preventive contro il cancro.

Effetti indesiderati e precauzioni

I semi contengono abrina, una tossina potenzialmente fatale se ingerita.
L’uso della pianta va quindi effettuato solo sotto supervisione medica.
Controindicata in gravidanza e allattamento. Da evitare l’assunzione prolungata che aggrava Vata.

Usi pratici dell’abro e consigli

Per un uso sicuro ed efficace dell’abro, affidarsi a un esperto ayurvedico.
Utilizzare solo preparati di qualità seguendo le posologie consigliate.
Evitare l’autosomministrazione e l’impiego prolungato. Non assumere in gravidanza o con patologie epatiche o renali.

Conclusioni

Grazie ai numerosi principi attivi, l’abro si conferma una risorsa preziosa per l’Ayurveda.
Se utilizzata correttamente e con cautela, questa pianta millenaria può alleviare diversi disturbi e supportare il benessere dell’organismo; richiede tuttavia competenza e supervisione per un impiego privo di rischi.

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