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Contrastare la solitudine anche vivendo da soli: mosse efficaci e facilmente applicabili

📅 27 Agosto 2026✍️ di Simone Careddu⏱️ 5 min di lettura

Vivere da soli non significa convivere con la solitudine. In anni di viaggi e case temporanee, ho raccolto tecniche semplici da culture diverse e le ho messe alla prova nei miei spostamenti e con i lettori. Qui condivido mosse che funzionano davvero, richiedono pochi minuti e non dipendono dall’umore del momento.

Rituali che accendono la giornata

I rituali sono ancore. Non curano tutto, ma danno forma al tempo e tolgono spazio al vuoto. Quando dormivo in un monolocale a Porto, il primo gesto era sempre lo stesso: finestra aperta, luce sul viso, un bicchiere d’acqua e tre respiri lenti.

Se vivi solo, costruisci due sequenze brevi: una di avvio e una di chiusura. Devono essere ripetibili anche nei giorni storti.

Al mattino: apri le tende, fai due minuti di allungamento, scrivi una riga su come vuoi sentirti entro sera. Alla sera: luci più calde, cinque minuti di ordine visibile (scrivania o tavolo), un pensiero riconoscente annotato sul telefono.

Piccoli segnali al cervello che «qui ci sei tu, e sei al comando». La costanza conta più dell’intensità.

Movimento e respiro: il kit tascabile anti-isolamento

Il corpo è il telecomando dell’umore. Nei miei taccuini ho un protocollo di 6-8 minuti che uso negli hotel e nelle case in affitto. Funziona anche in un monolocale.

  • 2 minuti: mobilità articolare lenta (cervicale, spalle, anche). Muovi come se stessi lucidando l’aria attorno a te.
  • 3 minuti: “snack” di forza a corpo libero (30 secondi di squat, 30 secondi di plank; ripeti due volte con 30 secondi di respiro tra i giri).
  • 2-3 minuti: respiro coerente 5-5 (inspira 5 secondi, espira 5). Se sei agitato, prova 4-6.

Quando ho insegnato questo schema a una lettrice che rientrava tardi dal lavoro, la differenza è stata netta: meno tempo sul divano a pensare “non ho energie” e più iniziativa per una chiamata o una passeggiata breve.

Se vuoi variare, prendi spunto dall’Asia: camminata consapevole a passo medio con spalle libere; oppure una manciata di piegamenti contro il muro. Dal respiro indiano ho adattato una versione semplice di alternanza nasale: inspira dalla narice destra, espira dalla sinistra, poi alterna. Fai tutto dolce, senza forzare.

Micro-legami quotidiani: socialità a bassa soglia

La socialità non è solo “serate con gli amici”. È anche continuità leggera con il quartiere. Mi è capitato di recente in un condominio a Valencia: ho deciso che il martedì mattina avrei preso il caffè sempre nello stesso bar, alla stessa ora. Dopo due settimane, il barista mi salutava per nome e un’anziana al tavolo vicino mi ha chiesto di aiutarla con il telefono. Quel micro-legame ha cambiato il clima delle giornate.

Se vivi solo, punta a due azioni di contatto “a bassa soglia” al giorno:

– un saluto con due parole in ascensore o al negozio sotto casa;
– un messaggio vocale breve a un amico con una domanda concreta (“come è andato il colloquio?”).

Non rincorrere la chiacchiera perfetta: cerca la frequenza. La continuità costruisce fiducia senza sforzi titanici.

Tecnologia sì, ma con criterio

Le app sono utili se le guidi tu. Ho visto troppi ragazzi confondere lo scorrere infinito con la compagnia. Le Reti sociali danno stimoli, non sempre relazione.

Regola pratica che consiglio sul campo: finestre di connessione attiva e finestre di silenzio. Per esempio, due “slot social” da 15 minuti (a pranzo e dopo cena) in cui rispondi ai messaggi e mandi due inviti concreti (“domani videochiamata di 10 minuti?”). Fuori da quei momenti, muta le notifiche non essenziali.

Quando puoi, passa dalla chat al video: la voce e il volto riducono la sensazione di isolamento più dei testi. Se temono l’imbarazzo, proponi micro-video: “ci sentiamo finché si scalda l’acqua per la pasta”.

Casa che aiuta: luce, ordine, dettagli

Nelle mie case provvisorie imposto sempre due cose: luce e punti d’appoggio relazionali. La mattina cerco luce naturale entro un’ora dal risveglio; la sera abbasso le luci per dire al sistema nervoso che si rallenta.

Poi creo due “isole”: tavolo sociale (pulito, pronto per un tè con un amico, anche solo virtuale) e angolo-ripresa (tappetino, una pianta, una foto che ti fa sentire visto). Ti sembrerà estetica, ma è igiene mentale.

Caso concreto: 72 ore per sbloccare il loop

Un lettore, Luca, 27 anni, vive da solo e lavora in remoto. “Torno dal coworking e mi siedo sul letto. Poi un’ora su video corti. La sera mi pesa.” Gli ho proposto un reset di 3 giorni.

Giorno 1: sveglia fissa, finestra, acqua, 6 minuti di kit movimento-respiro. Primo “slot social” a pranzo con due messaggi vocali. Dopo lavoro, 20 minuti fuori casa (panchina o breve spesa). Sera: ordine visibile e luce calda.

Giorno 2: stessa routine, più un micro-invito: “domani caffè al bar sotto casa alle 9?”. Riduzione del feed a due finestre da 15 minuti. Videochiamata di 8 minuti con un amico.

Giorno 3: ripeti. Aggiungi un impegno fisso settimanale: una lezione pay-per-class, una biblioteca, un gruppo di cammino. Con Luca abbiamo scelto una sala prove: 30 minuti a settimana con chitarra a noleggio.

Risultato riferito: “Mi sento meno in panchina a guardare la vita. Non ho cambiato tutto, ma ho cominciato a cambiare io”. Questo è l’obiettivo: creare trazione.

Errori tipici da evitare

  • Accumulo di “buone intenzioni”: meglio tre mosse sostenibili che dieci desideri vaghi.
  • Scorrere prima di muoverti: fai il kit di 6 minuti, poi apri le app.
  • Isolarti quando sei giù: manda un vocale onesto di 20 secondi a qualcuno fidato.
  • Casa-multipurpose senza angoli chiari: crea l’angolo-ripresa e il tavolo sociale.

Quando serve una mano in più

La solitudine prolungata può scavare. Se per più di due settimane senti calo di energia, sonno sballato, appetito assente o pensieri cupi che non mollano, parlane con il medico di base o uno psicologo. I servizi pubblici territoriali sono lì per questo.

Ricordo: non stai “sbagliando” nulla. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, salute significa anche benessere sociale, non solo assenza di malattia. Chiedere supporto è un atto di cura, non un fallimento.

Il mio promemoria da viaggio

Ogni volta che atterro in una città nuova e affitto una stanza, faccio tre cose entro 24 ore: rituale luce-acqua-respiro, mappo due luoghi ripetibili (bar e parco) e stabilisco uno slot sociale fisso. È il minimo efficace. Funziona a Milano come a Seul.

Parti da qui oggi stesso: apri la finestra, bevi, respira per 2 minuti, messaggio vocale a chi ti viene in mente e 10 minuti fuori casa. Non stai “combattendo” la solitudine: la stai addomesticando, finché smette di dominare la stanza.

Simone Careddu

Dopo diversi viaggi all'estero, Simone ha raccolto pratiche di benessere da molte culture. Nei suoi articoli propone idee di movimento, respirazione e auto-cura fuse da diverse tradizioni, rendendole fruibili per i lettori più giovani e sempre con uno sguardo inclusivo.

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