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Alloro, una nobile pianta dagli usi terapeutici

L’alloro è una pianta che cresce spontaneamente nelle zone centro meridionali della Penisola e in tutto il bacino del Mediterraneo.

Ramo di alloroL’alloro nella storia

In cucina, gli usi dell’alloro sono molteplici e nello stesso modo apprezzate sono anche le sue proprietà medicinali (già conosciute fin dal Medioevo); per queste ragioni troviamo tanto assiduamente questa nobile pianta nei nostri vivai e nei nostri giardini, dove essa si adatta egregiamente anche alla formazione di siepi lucide e compatte.
L’alloro è chiamato anche lauro: con quest’appellativo, dal quale deriva anche il nome della famiglia (Lauracee), è da sempre ritenuto simbolo di gloria. Nell’antichità, in Grecia, era consacrato ad Apollo ed era perciò associato all’idea della vittoria e della nobiltà: veniva, infatti, usato per innalzare al trono gli eroi, i vincitori delle guerre, gli uomini illustri delle arti e delle attività sportive.
Sin dai tempi antichi, gli artisti e i neodottori venivano incoronati con ghirlande d’alloro, da cui l’origine della parola “laurea”.

Note botaniche e colturali sull’alloro

L’alloro, il cui nome scientifico è “Laurus nobiliis”, proviene dall’Asia Minore, ma già fin dai tempi antichi era conosciuto in tutta l’area del Mediterraneo. In Europa è molto diffuso tanto che lo si trova un po’ ovunque, principalmente nei giardini: essendo una pianta estremamente ornamentale, in questi contesti può assumere qualsiasi forma: arbusto, albero, cespuglio…
In Italia l’alloro cresce spontaneo nelle macchie e nei boschi sparsi lungo le coste; è anche ampiamente coltivato e qua e là inselvatichito. Preferisce le zone più fresche, al confine fra la vegetazione sempreverde e le querce a foglie caduche.

L’alberello (talvolta è anche un albero che raggiunge un’altezza di 10 metri!) ha la corteccia liscia, verde nei rami giovani e grigio-nerastra nel tronco e nei rami più vecchi. Le foglie, alquanto aromatiche, sono lustre e tigliose, di forma lanceolata con il margine leggermente ondulato: la pagina sovrastante presenta un bel colore verde, lucido e scurissimo, mentre quella inferiore è più opaca. Osservandole controluce, si possono osservare dei puntini traslucidi che corrispondono alle ghiandole in cui è contenuto l’olio essenziale. I fiori sono riuniti in gruppi di 4-6 all’ascella delle foglie e sono di due tipi: quelli maschili con 8-12 stami e quelli femminili con un ovario. I frutti, che crescono solo sugli individui femminili (l’alloro è pianta dioica), sono drupe ovoidali che racchiudono un solo seme; compaiono in estate e diventano nere, profumate e grosse come una piccola oliva a maturazione completa. L’alloro è una pianta sempreverde che può essere facilmente coltivata anche in vaso: vuole un terreno normale, non umido e un orientamento soleggiato e ben riparato dai venti. Non sempre resiste alle gelate invernali; per questo, nelle regioni fredde, è opportuno portare la pianta al coperto. La sua moltiplicazione è discretamente facile: basta prelevare, in agosto-settembre, dei germogli laterali lunghi da 8 a 10 cm con una porzione di ramo (talee) e interrarli in un cassone in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali; nell’aprile successivo le talee con radici si trasferiranno in vasi di 8 cm di diametro, pieni di terriccio universale e, dopo invasature successive, si sistemeranno in vivaio.
Trascorsi due anni, gli alberelli andranno collocati a dimora (preferibilmente nel mese di aprile). Per mantenere l’alloro in forma di siepe, è bene potarlo regolarmente – meglio se a fine inverno – nelle parti più alte per costringerlo ad emettere foglie anche verso il basso. La siepe, inoltre, dovrà essere completamente esposta alla luce e si dovranno perciò evitare impianti di alberi o arbusti a ridosso.

Conservazione delle parti usate

Conservazione delle foglie di alloroDi questa pianta meravigliosa si adoperano le foglie e i frutti: le prime si possono cogliere per usi erboristici durante tutto l’anno, anche se è più opportuno farlo nella primavera avanzata; i secondi si raccolgono a maturazione compiuta, ossia in ottobre-novembre.
Le foglie si utilizzano generalmente fresche, ma si possono anche essiccare, lasciandole attaccate ai rami e riponendole, anche alla rinfusa, in un locale ombroso e ben aerato.
Nel momento in cui, piegandole, si romperanno facilmente, si potranno staccare dai rami e riporre al buio in contenitori di vetro con coperchio.
I frutti si asciugano al sole o in forno a temperatura non molto elevata.
Anche da secco, l’alloro conserva il suo profumo per molto tempo; è bene ricordare che, prima di essere adoperate, le foglie si dovranno sbriciolare per far sì che l’aroma e i principi passino ai condimenti, alle tisane ecc.
Alloro

Proprietà terapeutiche e usi dell’alloro

Sebbene l’alloro abbia varie proprietà (aromatizzanti, stimolanti, carminative, sudorifere, antisettiche) e le sue indicazioni siano molteplici, la sua efficacia terapeutica è indubbiamente correlata allo stomaco: ne placa gli spasmi, facilita la digestione e ne combatte l’astenia.
Le foglie racchiudono circa il 2% di un olio essenziale, chiamato cineolo, la cui azione, anche a dosaggi estremamente bassi, è piuttosto marcata. Per usi terapeutici interni va di conseguenza adoperato con prudenza e moderazione, ricordando che la dose massima quotidiana per un adulto non dovrà mai superare le dieci gocce.
L’essenza è utile in cucina per cucinare il fegato o aromatizzare altre pietanze, quali il pesce, le carni di maiale, i lessi, il ragù e tanti piatti elaborati: bastano poche gocce versate in un litro d’olio d’oliva, per conferire alla pietanza un aroma speciale e servono inoltre a togliere ai condimento stessi l’eccesso di grasso. Le foglie d’alloro, insieme ad altre piante aromatiche, all’aglio, alle spezie, al vino, ecc., entrano di diritto in tutte le carni marinate, mentre qualche foglia abbinata ai legumi, oltre a migliorarne il gusto, li rende sicuramente più digeribili.
In ogni caso, considerata l’intensità del sapore, si dovrà sempre fare molta attenzione al dosaggio.
L’olio essenziale è efficace anche per usi cosmetici: in particolar modo, per fare un bagno profumato, riposante e favorevole al sonno, se ne potrà versare qualche goccia, diluita in un po’ d’alcool denaturato, nell’acqua calda della vasca.
Per fare un bagno tonico e ristoratore, si può adagiare nella vasca, proprio sotto il getto dell’acqua calda, un sacchetto contenente una bella manciata di foglie essiccate, spesso mescolate con altre aventi uguale effetto tonico e rigeneratore (salvia, lavanda, rosmarino, melissa, malva).
Si ottengono ad ogni modo gli stessi benefici anche versando nella vasca un decotto di foglie fresche (due manciate) bollite 5 minuti in un litro d’acqua.
Per i piedi stanchi e che sono piuttosto inclini alla sudorazione, si consiglia di fare un pediluvio dopo aver immesso nell’acqua caldissima una manciata di foglie.
L’infuso, preparato mettendo due foglie secche spezzettate in una tazza d’acqua bollente (lasciare in infusione 10 minuti, quindi filtrare), funge come stimolante generale dell’organismo ed è, inoltre, antisettico e purificatore di tutto l’apparato digerente.
Per l’uso esterno, per i gargarismi e gli sciacqui in caso di angina o di infezioni nella bocca, si consiglia di utilizzare il decotto preparato con 5 foglie per ogni tazza d’acqua messe a bollire 3 minuti.
I frutti dell’alloro sono utili nella preparazione di pomate e lozioni lenitive e antidolorifiche. Una tintura oleosa, molto efficace contro i reumatismi, le contusioni, le slogature, le artriti, i torcicolli ecc., si prepara mettendo a macerare per una settimana, in un litro d’olio di semi o d’oliva, 200 g di bacche tritate, quindi spremendo e filtrando il tutto (in alternativa, si possono far cuocere le bacche contuse o le foglie in altrettanto olio d’oliva per 15 o 20 minuti). Al bisogno, si dovranno frizionare le parti doloranti con del cotone imbevuto di tintura.

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