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Il tarassaco

Tra le piante selvatiche più note e più facilmente rinvenibili nei terreni e nei prati, prima ancora dell’esordio dell’estate, guadagna un posto di primo piano il tarassaco o dente di leone, conosciuto anche come pisciatello o soffione.

Il dente di leone prospera alquanto bene dappertutto, sia nei luoghi umidi sia in quelli aridi, nelle zone marine e in quelle di montagna (fino a pressappoco 2.000 m); lo troviamo finanche nei parchi e nei giardini degli agglomerati urbani!
Questa preziosa pianta è senza dubbio la sovrana delle insalate: chi di noi non è andato, come minimo una volta, con bisaccia e coltello, ai bordi dei poderi ovvero lungo le mulattiere fuori città, per raccoglierne alcuni panieri, di solito molto prima di vederlo schiudersi in tutta la magnificenza dei suoi vivaci capolini color del sole?
È impossibile non vederlo, in primavera, quando forma delle fitte macchie gialle nei prati verdeggianti di teneri erbaggi oppure, all’inizio dell’estate, mentre espone i suoi frutti in guisa di sfera piumosa, con i semi che si strappano ai soffi della brezza e vanno a perdersi lontano, assicurando così la continuazione della specie…
TarassacoMa questa pianta (che si meriterebbe un cantuccio pure nel nostro giardino) è deliziosa, mangiata cruda in insalata (soltanto mentre le sue foglie sono alquanto tenere), meno infatti laddove si trova in stato di fioritura in quanto prende un gusto molto più amaro.
Il tarassaco è molto conosciuto dalla medicina popolare, tuttavia pure o più aggiornati studi scientifici hanno convalidato la notorietà legata alle sue numerose proprietà.
I molteplici principi attivi del tarassaco, come parimenti le sue proprietà terapeutiche, erano conosciuti fin dai tempi antichi e la medicina popolare ne sfruttava, in particolare, le notevoli proprietà diuretiche. Con tutto ciò il tarassaco attraversò una lunga stagione di scarsa reputazione da parte della ricerca e della cura medica formale, sebbene esso abbia continuato a sanare, in via ufficiosa e senza soluzione di continuità, i malati fino all’inizio del 20° secolo quando venne riabilitato.

Note botaniche

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è una pianta erbacea permanente della famiglia delle Composite. Il gambo (pedicello) è eretto, liscio e incavato ed emette un secrezione acre quando viene spezzato. Le foglie, riunite in una rosetta basale, sono folte e aderenti al terreno, oblunghe e più o meno incise. I fiori, color giallo vivo, sono ligulati, a forma di grande capolino. I frutti sono acheni ovoidali, sormontati da lunghi filamenti recanti sull’apice un pappo bianchissimo e piumoso; la grossa radica a fittone è latticifera, bruno-nerastra, biancastra alla recisione ed ha un gusto amaro.

Campo di tarassacoProprietà terapeutiche e usi del tarassaco

Il tarassaco si presenta sulla scena proprio mentre il nostro corpo ha necessità di depurarsi dalle tossine accumulate nel corso dell’inverno. I suoi principi attivi, essendo degli ottimi depuratori dei veleni entrati nel sangue, ci rimettono in grado di affrontare un nuovo anno biologico in perfetta forma.
A questo scopo, sono utili sia la radice, sia le foglie e i fiori; questi ultimi sono stati, in questi ultimi tempi, apprezzati per il contenuto di carotenoidi, precursori della vitamina A, ma pure il loro polline merita tutta la nostra stima essendo denso di sostanze con funzione batteriostatica. Le foglie si possono pure cuocere, ma a vapore e a fuoco lento, usando pochissima acqua (mai con la pentola a pressione!). In ogni caso, l’acqua di bollitura non va in nessun caso buttata, in quanto può rappresentare un’eccellente tisana depuratoria, se bevuta nella misura di un litro al giorno.
Ma è senza dubbio la radice la porzione più essenziale del tarassaco, in quanto parecchio ricca di principi alimentari e medicinali. Quando i fiori sono ormai diventati soffioni, di preferenza all’inizio dell’autunno (settembre è il suo mese aromatico), essa va raccolta, mondata dalle radichette secondarie e dalla terra, tagliata a fette e fatta disseccare al sole, per poterla poi adoperare nei mesi in cui non si dispone della pianta fresca.
Al momento, la legittimazione delle numerose virtù medicinali di tutte le parti del tarassaco è diventata talmente importante, che viene chiamate tarassacoterapie tutte le cure facenti ricorso a questo “toccasana di primavera”.
Questa terapia, che in primavera va fatta con la pianta fresca, riesce a donare risultati positivi sia sull’abbassamento del colesterolo nel sangue (in virtù dell’ aumentata produzione e rimozione della bile), sia nelle predisposizioni ai calcoli renali (grazie alla sua forte efficacia diuretica). Il tarassaco, però, non esercita la sua positivo azione solo sul fegato e sui reni, bensì pure sul funzionamento di tutti gli apparati del corpo umano in quanto riesce a determinare dei cambiamenti positivi nei liquidi biologici (sangue, linfa e liquido raccolto nelle cellule) e nelle patologie degenerative delle giunture (artrosi in particolare); in ogni caso, la cura deve essere regolare, anche perché la terapia delle patologie croniche richiede tempi lunghi.
La pianta è molto ricca di vitamine e di sali minerali; i suoi principi amari, come la tarassicina (nella radice), oltre a farne un inappuntabile epatoprotettore, esercitano anche un’azione eccitante e regolatrice dello stomaco, del pancreas e dell’intestino durante tutto il processo digestivo.
L’infuso di tarassaco è purgante e lassativo ed è dunque coadiuvante nella cura dell’obesità. Ha, per di più, il pregio di rendere la cute più luminosa e brillante e, lavandosi mane e sera per alcune settimane con la sua acqua, si possono anche attutire le efelidi eventualmente presenti sulla faccia.
La tarassacoterapia contro la stipsi contempla di fare uso come minimo un litro e mezzo di infuso al dì per la durata di trenta ovvero quaranta giorni.
Durante il periodo dello sboccio, per di più, sarebbe consigliabile che i diabetici masticassero gli steli crudi (sei-sette al giorno) del dente di leone; questa terapia è utile pure verso le coliche epatiche.
Infuso di tarassacoI fiori ancora in boccio si possono preservare sottaceto per rimpiazzare i capperi. Le radici si possono torrefare per ricavarne un succedaneo del caffè.
La tisana di tarassaco si prepara lessando per 15 minuti in un litro d’acqua 4-5 cucchiai di radici. Si lascia riposare quantomeno un’ora, indi si filtra e se ne beve una tazza prima dei pasti, mattina e sera, per quanto meno venti giorni.
Un valido liquido diuretico si ottiene raccogliendo una buona quantità di foglie e radici fresche, ripulendole bene e strizzandole con una salvietta pulita. Il liquido si può addolcire con un po’ di zucchero; si beve a cucchiaini nella dose di 20-30 g al giorno.

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